Oblio Google: come fare

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oblio google come fare

Forse non tutti sanno che Google ha il domino e il controllo di una grandissima parte del traffico che gli utenti producono in rete. Ciò significa che, una volta finiti su Google, in una qualsiasi delle sue pagine dei risultati, si è potenzialmente sotto l’occhio di quasi l’intera schiera di utenti che navigano su internet. Ciò, ovviamente, non significa che il nostro nome si materializzi casualmente sotto gli occhi di un navigante di internet nella pagina iniziale di Google.

Tuttavia, se si è persone di una certa fama, o se si possiede un’attività commerciale che produce un certo volume di ricerche su internet da parte dei potenziali clienti, è molto probabile e verosimile che il nostro nome appaia tra i primi risultati di ricerca quando verrà cercata quell’attività.

Come viene “esposta” una notizia

Qualsiasi sia il motivo, comunque, il nostro nome può apparire in relazione a informazioni più o meno recenti, più o meno vere, più o meno pertinenti rispetto alla ricerca effettuata dagli utenti.

Molto spesso, però, è difficile prevedere tutto ciò e quali pagine indicizzate verranno mostrate per prime agli utenti.

Le pagine “indicizzate” non sono altro che quelle che Google inserisce, sotto forma di link che rimanda ai rispettivi siti, nelle proprie pagine dei risultati di ricerca.

Le variabili che entrano in gioco nell’algoritmo implicato nella selezione e nell’ordine di apparizione delle pagine sono moltissime: dal traffico ottenuto, dall’autorità del sito, dai link in entrata nel sito.

Sono cose, comunque, molto tecniche e su cui molte persone professioniste stanno ancora a scervellarsi, perché Google non ha mai svelato i propri metodi e le proprie procedure al 100%.

Ma come possiamo difenderci dall’accostamento del nostro nome a notizie o informazioni più o meno attuali e che magari non rispecchiano più la nostra persona?

Con il diritto all’oblio su Google.

Come nasce il diritto all’oblio su Google

Fino a qualche anno fa, c’era ben poco da fare, per chi avesse avuto, per qualsiasi motivo, il proprio nome “sbandierato” sulla rete in relazione a una notizia o a un’informazione: queste rimanevano sotto l’occhio dell’utente, anche se non più rilevanti e coerenti con il presente e non più rispondenti alla propria persona.

La prima nozione di oblio su Google si deve a una sentenza emanata dalla corte di Giustizia europea nel 2014. Seconda tale sentenza le persone hanno il diritto di “cancellare” notizie o materiale online, relativo alla propria persona, se questi contenuti sono ormai vecchi e obsoleti e non più rilevanti per l’interesse pubblico.

In seguito, il diritto all’oblio è stato sancito dalla legge italiana e convalidato dal Regolamento generale sulla protezione dei dati personali.

Ma in cosa consiste il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio non è una vera e propria cancellazione dei contenuti, bensì una “deindicizzazione” dei contenuti delle pagine web contenenti le informazioni in questione.

Quindi, in parole povere, se si cercherà il nostro nome su internet, le pagine incriminate non appariranno più nelle pagine indicizzate da Google, cioè fra i risultati di ricerca. Ergo, sarà molto difficile, se non impossibile, reperire quell’informazione (o almeno a partire dal motore di ricerca di Google).

Chi può chiedere il diritto all’oblio

La deindicizzazione dei link ai contenuti è praticabile solo in alcuni casi. Per ottenere il diritto all’oblio è necessario, come abbiamo detto, che le informazioni non siano più rilevanti per l’interesse pubblico. In definitiva, per essere obliato il contenuto deve essere:

  • 1) lesivo della dignità e della riservatezza della persona, ma, allo stesso tempo,
  • 2) la sua reperibilità non deve essere riconosciuta necessaria, in quanto ancora costitutiva del diritto di cronaca e materia di interesse pubblico.

Ad esempio, è molto improbabile o comunque difficile che l’oblio si applichi in caso di notizie riguardanti negligenze professionali, condanne, condotta pubblica, frodi ecc.

Diritto all’oblio di Google: come fare richiesta

Per esercitare il proprio diritto all’oblio su Google bisogna presentare una richiesta allo stesso motore di ricerca, il quale provvederà a verificare che le motivazioni siano consistenti e valide.

Per procedere, si dovrà compilare un modulo di richiesta per la rimozione delle informazioni personali.

I primi dati da inserire (Paese, dati anagrafici, email ecc.) riguardano la persona che sta presentando richiesta. Questa, può essere il diretto interessato, ma anche un rappresentante e qualcuno che presenti la richiesta in sua vece. In questo caso, occorrerà, in seguito, specificare “Il tuo rapporto giuridico con la persona per conto della quale viene fatta questa richiesta”.

Bisognerà poi allegare una copia del documento di identità della persona interessata (il diretto interessato).

Si procede poi con la specificazione del link che si vuole rimuovere dalla pagina dei risultati di ricerca. Nel campo relativo all’URL (il link) che si vuole rimuovere, possono essere inseriti più link, uno per ciascuna riga.

Se si richiede la rimozione di più link, per ciascuno occorrerà dare una motivazione (che può comunque essere la stessa). Contestualmente alla richiesta del diritto all’oblio va fornito il motivo per la richiesta di rimozione, indicando:

  1. la relazione che esiste fra il contenuto incriminato e la persona per la quale si effettua la richiesta;
  2. il motivo per cui tale contenuto non sia più rilevante e, pertanto, da rimuovere

Infine, dovranno essere indicate le “query di ricerca”, ovvero il nome che si vuole che non dia come risultati quei link. Si possono indicare più nomi: per esempio, si possono indicare i nomi da nubile e celibe, da sposati, i nomi d’arte e così via, includendo tutti i nomi con cui si è noti.

La richiesta di diritto all’oblio si completa spuntando le voci relative all’accettazione dei termini, alle dichiarazioni apportate. Infine, con la data e la firma digitale (che vale come quella fisica) di chi compila la richiesta (quindi il nome e il cognome devono coincidere con quelli immessi nella prima parte).

Infine, si dovrà verificare l’identità spuntando alla voce “Non sono un robot” e inviare la richiesta.

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